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Questa è Villa Rossi, la residenza di campagna che Alessandro Rossi volle realizzare ai piedi del Monte Summano.
Nel 1865 l’imprenditore acquistò l’antica villa Bonifacio-Velo, allora in stato di abbandono, e affidò la sua trasformazione all’architetto Antonio Caregaro Negrin. I lavori durarono quasi vent’anni.
La villa doveva essere un luogo di riposo per la numerosa famiglia Rossi, ma anche il centro di un “Podere Modello”, nel quale sperimentare le tecniche agricole più innovative dell’epoca.
All’ingresso si incontrano due pecore merinos scolpite nella pietra: un omaggio alla lana che aveva costruito la fortuna industriale della famiglia. Le facciate furono invece decorate con affreschi ispirati all’antica Pompei.
Un curioso sottopassaggio permetteva di raggiungere il grande parco romantico senza attraversare la strada.
Alla morte di Alessandro Rossi, nel 1898, la villa divenne un orfanotrofio. Oggi appartiene ai Comuni di Santorso e Schio e continua a essere un importante luogo culturale del territorio.
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