Garbatella tra le mani

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Location: Roma

Giuseppe Orsini
Giuseppe Orsini

Il progetto “Garbatella tra le mani” porta i non vedenti a lavorare agli orti e a godere del parco attraverso il tatto e gli altri sensi.

I due elementi più importanti del progetto sono:

  • il percorso botanico pluri-sensoriale in tutta l’area del Parco Garbatella e agli Orti Urbani Garbatella, inclusi il frutteto e l’area delle erbe aromatiche;
  • l’attività continuativa di giardinaggio con un gruppo di non vedenti e/o sordociechi della Lega del Filo D’Oro i quali coltivano ortaggi in collaborazione con gli altri ortisti.

Fico

L’antichissimo albero del Fico, o Ficus Carica dal suo nome originale, oggi viene coltivato in tutto il mondo e, nel nostro paese, i maggiori produttori sono Campania, Calabria e Puglia. Quello che noi chiamiamo fico è in realtà il fiore della pianta, all’interno del quale gustiamo i piccoli semini che sono i veri frutti. Esistono molte varietà di fico, le più consumate ed apprezzate sono quelle dalla buccia di colore verde o viola.

Inoltre, troviamo due specie di fichi sulle nostre tavole: I fichi fioroni, che fruttificano a maggio e ad agosto settembre, ed I fichi forniti che fruttificano da agosto a settembre. In autunno troviamo anche i fichi tardivi. Due parole possono bene descrivere le principali proprietà di questa pianta: energia ed equilibrio.

I fichi sono ricchi di fibre, acqua, zuccheri e poveri di grassi. Contengono vitamina A, vitamine del gruppo B, vitamina C e sali minerali tra cui potassio, ferro, fosforo, calcio e magnesio. Sono altresì ricchi di polifenoli, sostanze dalle proprietà altamente antiossidanti.

I fichi, data l’elevata quantità di acqua e fibre, hanno proprietà lassative, digestive e re mineralizzanti. Rinforzano il sistema osseo, i denti ed hanno proprietà energizzanti e tonificanti. Migliorano inoltre la salute della pelle, sono antinfiammatori ed anti parassitari.

I fichi freschi sono un ottimo energizzante poiché gli zuccheri in esso contenuti sono facilmente assimilabili. Possono essere consumati al naturale o utilizzati per la preparazione di confetture e creme dolci.

I fichi essiccati o secchi danno un apporto di fibre e minerali molto superiore a quelli freschi. Possono essere consumati come spuntino di metà mattina o pomeriggio, e si consigliano soprattutto a chi fa attività sportiva.

Questi dolci frutti sono utilizzati anche in fitoterapia sotto forma di macerato glicemico chiamato Ficus carica, utile anche nelle manifestazioni psicosomatiche che si riflettono a livello gastrointestinale, svolgendo il frutto una funzione di regolatore del succo gastrico.

Il fico ha infine un importante valore simbolico, riscontrabile in molti episodi della storia dell’uomo.

E’ citato nell’Antico Testamento come la pianta che coprì le nudità di Adamo ed Eva e come simbolo di abbondanza, in Egitto era considerato l’albero dell’immortalità e con il suo legno venivano costruiti i sarcofagi per facilitare il viaggio nell’aldilà, nell’antica Grecia era l’albero consacrato a Dionisio, ed Omero lo cita spesso nella sua Odissea.

Inoltre si narra che Siddharta Gautama noto anche come il Buddha raggiunse l’illuminazione meditando sotto un albero di fico. Così anche oggi il fico è simbolo di abbondanza, prosperità, verità e sapienza.

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Pruno

Il pruno (o susino) è una pianta appartenente alla famiglia delle Rosacee e al genere Prunus, lo stesso al quale appartengono alberi da frutto quali l’albicocco, l’amareno, il ciliegio, il mandorlo e il pesco.

Originarie del Caucaso, sono state coltivate nell’area del Mediterraneo a partire dal 150 a.C. La storia della pianta infatti, ci narra che già ai tempi dei romani, la provincia “Narbonense” alle porte di Agenais, era particolarmente ricca di folte vegetazioni di prugna “Saint Antonin”, una varietà nota anche come prugna “Maurine”. Ad espandere la coltivazione della susina in tutta l’Europa però furono i monaci Benedettini dell’Abbazia di Clairac. Al ritorno dalla terza crociata innestarono una varietà di susine provenienti dalla Siria con una locale, dando vita a una diversità di frutti che si distinguono per forma, colore, dimensione e consistenza.

E‘ un Albero di medie dimensioni, con chioma allargata non molto fitta e rami piuttosto esili, talvolta intrecciati tra loro; fusto con corteccia grigio-bruna sfumata di rossastro, pubescente nei giovani rami, solcata negli esemplari adulti. Il legno profuma di mela.

Le foglie sonno ovali-lanceolate, di 5-9 cm di lunghezza, verde-intenso superiormente e pubescenti inferiormente, dentate ai margini, ottuse all’apice, piuttosto rugose e spesse.

I fiori, che spuntano prima delle foglie sono bianchi. La fioritura avviene nel periodo primaverile, i fiori possono essere di colore bianco o leggermente rosati.

I frutti, a parte qualche varietà sono generalmente ovaliformi con colore che varia dal giallo, verde, rosso e viola-blu. Spesso la polpa si stacca dal nocciolo ed è usata sia per il consumo fresco sia per l’essiccamento, è anche noto il loro potere lassativo e l’elevata quantità di zuccheri, che danno al frutto un ottimo valore nutritivo. Sono Ricche di vitamina A, vitamina K, beta-carotene, e di sali minerali come calcio, magnesio, fosforo, zinco e selenio ed antiossidanti.

Le proprietà lassative della prugna sono note da tempi immemorabili tanto da aver ispirato figure illustri del 1500: l’umanista Bartolomeo Sacchi (Platina) era solito dire che: “L’uso delle prugne, purché moderato, muove il corpo”.

Non dovevano certo essere la passione di Pellegrino Artusi, che bollava la conserva di susine come “la peggiore di tutte” o nel migliore dei casi come “una delle meno apprezzate”.

Il poeta cileno Pablo Neruda dedica nelle sue Odi elementari scritte nel 1954 intere poesie a diversi alimenti, tra cui ortaggi e frutta: limoni, cipolle, cocomeri, arance, carciofi. Anche alla prugna è dedicata una poesia, dove viene rappresentata come il frutto della memoria, perché il poeta, tenendone una tra le mani, rivive momenti della sua infanzia, ricordando le emozioni e le scoperte di quando era “un ragazzino silvestre”. In Alto Adige la grappa alla prugna viene servita con una prugna secca all’interno del bicchiere.

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Ulivo

“L’olivo è il più importante fra tutti gli alberi”: così scriveva, nel I secolo dopo Cristo, Lucio Giunio Columella, nel suo “De re rustica”, il più completo trattato di agricoltura dell’antichità.

L’ulivo è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Oleaceae ha un tronco contorto dalle forme sinuose, che con l’età raggiunge dimensioni notevoli (fino ai dieci metri), piccole foglie allungate con pagina superiore di colore verde glauco e pagina inferiore più chiara. I fiori, piccoli bianchi e numerosi, compaiono d’estate, mentre i frutti, le olive, virano dal verde al nero a maturazione completa. Le radici sono possenti,rimangono in superficie e non vanno mai oltre i 100 cm di profondità. E‘ una pianta molto longeva: in condizioni climatiche favorevoli, infatti, un ulivo può vivere anche mille anni

I suoi frutti, le olive, sono principalmente impiegate per l’estrazione dell’olio e, in quantità minore e in relazione a precise specie di olive, per l‘impiego diretto nell’alimentazione. L’uso delle olive come frutti nell’alimentazione richiede però trattamenti specifici finalizzati ad addolcire il sapore amaro tipico dell’oliva.

L’olio d’oliva è ricco di grassi monoinsaturi e di acido oleico; svolge dunque un ruolo importante nella lotta di alcune patologie come il colesterolo cattivo.

Se la bacchiatura (ovvero la percussione con pertiche o bastoni dei rami carichi di frutti) era sicuramente praticata dagli Elleni, era a Roma fortemente sconsigliata, come assevera un passo pliniano sulla raccolta delle olive: « alcuni, per non spendere nel coglierle, aspettano che cadano da loro stesse. Quelli che in ciò vogliono usare la via di mezzo, le battono con le pertiche, ma fanno danno agli alberi, e all’anno che viene, e perciò gli olivicoltori hanno questa antichissima legge: “guarda di non tagliare né battere l’olivo”

Alcune indagini hanno fatto emergere che alberi del tipo “olea”, già dodici milioni di anni fa, erano presenti sulle coste del Mediterraneo, prima della comparsa dell’uomo sulla faccia della terra. Cinquemila anni fa, quando gli uomini inventano la scrittura, l’olio di oliva è già un prodotto prezioso

Nell’Atene classica l’olivo gode di una considerazione eccezionale: l’albero piantato sull’Acropoli dalla stessa dea Atena è il simbolo della città, ne incarna la sopravvivenza e la prosperità. Le leggi ateniesi proteggono gli olivi sacri (chi li estirpa può essere addirittura messo a morte!) Nell’Odissea, Penelope, all’indomani del ritorno di Ulisse, per fugare i dubbi sulla sua identità gli chiede di rivelargli il mistero del talamo nuziale, costruito sopra un bellissimo ulivo e noto solo a loro due e allo schiavo Actori;

Furono i Romani ad organizzare la distribuzione ed il commercio dell’olio in modo razionale. Frammenti di anfore olearie usate per il trasporto dell’olio proveniente dalla Penisola Iberica e dall’Africa, a Roma hanno formato una collina artificiale chiamata «Monte Testaccio»

Quando Cartagine fu sconfitta, vennero inviati al campo di Scipione una delegazione di dieci nobili accompagnati da un messo ornato con ramoscelli di olivo per chiedere la pace. Per gli antichi simbolo di gloria e di benedizione divina, fonte di legno da opera, di frutti per alimento, di olio per fare luce e per curare i malati, oggi simbolo di pace e prosperità, origine di alimento prezioso per le sue proprietà salutistiche.

Sono circa settanta le citazioni che se ne fanno nella Bibbia. Dal ritorno della colomba liberata da Noè all’arca con un ramoscello d’ulivo nel becco, l’olivo assunse un duplice significato: diventò il simbolo della rigenerazione, perché, dopo la distruzione operata dal diluvio, la terra tornava a fiorire; diventò anche simbolo di pace perché attestava la fine del castigo e la riconciliazione di Dio con gli uomini. Lo stesso nome di Gesù, Christos, vuol dire semplicemente unto.

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Caco

Come pochi altri alberi, il kaki evoca poesia, languore e un accenno di malinconica riflessività. Viene chiamata anche diosporo o loto, ha come nome scientifico Diospyros kaki e appartiene alla famiglia delle Ebenacee.

DIOSPYROS deriva da dios [dio], e da pyros [frumento], da cui frutto divino

E‘ una pianta longeva a foglie caduche a lento accrescimento ma che a piena maturità può raggiungere i 15 metri di altezza.Il suo habitat prevede temperature miti, con inverni non troppo rigidi ed estati soleggiate, anche se resiste a temperature al di sotto dello 0.

Il tronco è dritto e con corteccia grigio-scura solcata da numerose fessure irregolari.

Le foglie di forma ellittica sono grandi, di colore verde scuro, lucente sulla pagina superiore, più chiare nella pagina inferiore, coriacee con i margini lisci.

La fioritura (che avviene nel mese di maggio) è una delle più complesse fra le fioriture delle specie degli alberi da frutto. Infatti abbiamo varietà con fiori ermafroditi, altre che portano fiori maschili e infine varietà che portano fiori femminili.Come se ciò non fosse sufficiente, non sono rari fenomeni di instabilità sessuale.

L’impollinazione viene svolta per opera degli insetti principalmente le api.

Il frutto è una bacca sferoidale con una buccia sottile di dimensioni simili a quelle di una mela, giallastra o verde quando acerba, dal colore vivissimo arancio-rossastro a maturazione. La polpa morbida e gelatinosa dal sapore molto dolce ne racchiude i semi.

E’in autunno che la pianta dà il meglio di sè imponendosi allo sguardo: le sue foglie si tingono di colori incredibili nelle sfumature del rosso, verde, giallo e arancione. Ma basta un giorno di vento per ritrovarlo completamente spoglio, e sugli eleganti rami nudi, come lanterne cinesi, ecco mostrare i bei pomi tondi e arancioni.

Le prime coltivazioni di cachi sono da far risalire alla Cina di 2000 anni fa. In Europa i cachi arrivano a fine ‘800.

Quando sono maturi i cachi sono frutti gustosissimi con polpa dolcissima, simile ad una morbida crema, quando sono ancora acerbi, invece, per l’alta quantità di tannino, conservano un sapore agre che “lega” la lingua, si dice infatti che “allappano”.

I cachi contengono un’alta quantità di zuccheri, di potassio, di beta-carotene e criptoxantina (a cui si deve il caratteristico colore arancione) vitamina C, sodio, potassio, calcio, fosforo. Molto utili all’apparato nervoso e a chi soffre di fegato.

Nell’antica cultura cinese l’albero di kaki è conosciuto come la pianta dalle sette virtù. Queste sette proprietà dei kaki sono le seguenti:

E’ molto longeva; La sua folta chioma fornisce molta ombra; Offre ospitalità agli uccelli tra i suoi rami; E’ immune da attacchi di parassiti; Le sue foglie sono decorative fino alla caduta; La sua legna è pregiata ed ottima per il fuoco; Riesce a fornire nutrimento al terreno con l’abbondante caduta delle foglie e la cascola dei frutti.

In Giappone, vi era un profondo legame religioso del Kaki con la Vita.

Il cachi nella simbolica legata ai fiori e al regno vegetale esprime l’intuizione speciale di “non credere alle apparenze”, probabilmente il significato scaturisce dalle peculiarità di questa succulenta bacca, così sgradevole quando è immatura e così zuccherosa quando ha perduto le sostanze che la rendono allappante.

E‘ stato ribattezzato come albero della pace. Questo perché alcuni esemplari riuscirono a sopravvivere miracolosamente al bomba atomica di Nagasaki, nel 1945.

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Albero di Giuda

ALBERO DI GIUDA o SILIQUASTRO (Cercis siliquastrum)- Famiglia delle Fabaceae (leguminose) Il siliquastro si trova in tutta l’Europa del Sud e in Asia minore, fino ad un massimo di 500 metri circa. È una pianta tipica del bosco di latifoglie, prediligendo quelli misti in associazione a quercia, orniello e altre essenze forestali. Questa pianta preferisce i terreni calcarei e sassosi, senza ristagno idrico ma tollera anche quelli moderatamente acidi. È abbastanza resistente al freddo. Come le altre leguminose, è una pianta in grado di fare azotofissazione, cioè cattura azoto dall’atmosfera e grazie a dei batteri situati nelle radici lo rilascia nel terreno, arricchendolo. E’ un piccolo albero che cresce lentamente, fino al massimo di 10 metri. E’ Utilizzato come pianta ornamentale nei giardini e per le alberature stradali, grazie alla sua resistenza all’inquinamento cittadino. La corteccia è di colore grigio nerastro. Ha foglie caduche, arrotondate cuoriformi, di colore verde carico e aspetto liscio e lucido. Appaiono in aprile dopo la fioritura, in autunno assumono un bel colore giallo e cadono a novembre inoltrato. I fiori sono di colore rosa lilla o bianchi. Sono riuniti in racemi (mazzetti) che spuntano direttamente dalla corteccia dei rami e anche del tronco, prima delle foglie, in marzo–aprile. I fiori sono eduli (cioè commestibili) e possono essere usati in cucina nella preparazione di ricette. I frutti sono dei baccelli scuri, pendenti, molto numerosi, che restano attaccati alla pianta fino alla fine dell’inverno, di qui il suo nome che deriva dal termine greco kerkís “navicella” o “spola” e dal lat. siliqua “baccello”.. Una leggenda medioevale racconta che sotto questo albero Giuda Iscariota diede il fatidico bacio a Gesù e più tardi, travolto dal rimorso, vi si impiccò. Questa credenza popolare pare suggerire che il siliquastro avesse un particolare significato nei culti precristiani europei.

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Mimosa

Mimosa

Mimosa (Acacia dealbata) – Famiglia delle Fabaceae (leguminose) L’albero di mimosa è originario del continente australiano. Giunto nel nostro paese verso la metà del 1800, si è adattato benissimo al clima della Riviera Ligure e a quello delle regioni meridionali e dei grandi laghi. E’ è entrato addirittura a far parte del paesaggio di questi luoghi grazie anche alla prorompente fioritura che, tra le più precoci, annuncia l’arrivo della primavera E’ un albero sempre verde, alto da 8 a 15 metri. Il tronco ha una corteccia liscia e grigio-biancastra, la chioma è ampia e scomposta. Le foglie sono di colore verde argenteo sono composte da tante foglioline, poste perpendicolarmente alla nervatura principale:8-20 paia di pinnule (simili alle piume). Ha splendida e profumata fioritura, tra gennaio e marzo, con fiori gialli molto delicati. Il frutto è un baccello lungo 4-10 cm che quando è maturo assume una colorazione nerastra. Del 1946, su iniziativa delle parlamentari Rita Montagnana e Teresa Mattei, l’UDI (Unione Donne in Italia) decise di adottare il rametto di mimosa come simbolo dell’8 marzo Giornata Internazionale della Donna. I motivi sono diversi. Il primo, perché la mimosa è una pianta pioniera, spontanea, che ben rappresenta la volontà di rivendicare i diritti della donna e le lotte per farli valere. Il secondo è che fiorisce proprio in quel periodo. Il terzo, è che i suoi fiori sono luminosi, allegri, solari, all’apparenza delicati, ma in realtà forti e orgogliosi, proprio come una donna.

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Orti Urbani Garbatella

Il progetto Orti Urbani Garbatella è nato nel 2009 da una colazione di associazioni diverse con lo scopo di proteggere l’intera area (45.000 metri quadrati) dagli attacchi speculativi. La sua particolare localizzazione rende quest’area verde estremamente attrattiva per il settore edilizio, ma allo stesso tempo quest’area gioca il ruolo importante di “filtro verde” contro lo smog proveniente dalla strada di Cristoforo Colombo, che è una sorta di autostrada in città.

È un progetto che nasce in continuità storica con la battaglia ultraventennale portata avanti su quell’area dai cittadini della zona e da diverse associazioni, prima fra tutte il Circolo della Garbatella di Legambiente, per la realizzazione di un parco su questa area verde che il Comune di Roma, nel 1992, voleva destinare alla realizzazione di un centro congressuale con strutture ricettive.

Attraverso il meccanismo di veltroniana memoria degli “oneri a scomputo” l’area fu successivamente destinata a verde pubblico e vennero messi a budget 800mila € per la realizzazione del parco. Con l’avvicendamento dalla giunta Veltroni a quella Alemanno quei soldi sparirono dal bilancio comunale e il rischio di una speculazione sull’intera area si faceva sempre più pressante.

Si rendeva necessario un cambio di passo che trasformasse le iniziative che venivano organizzate a protezione dell’area da “occasionali” a “continuative”. L’unica attività che ci sembrava potesse garantire un presidio costante era proprio quella orticola. La scommessa è stata duplice: da un lato rendere coltivabile un’area assolutamente de-naturalizzata, dall’altra distogliere le morbose attenzioni degli speculatori dai progetti che avevano già elaborato su nostro parco.

Così, nell’autunno del 2009 quella rete di associazioni (fra cui, oltre al Circolo Garbatella di Legambiente anche Casetta Rossa, Centro Sociale La Strada, l’Associazione Le Casette, Controchiave, per citare le principali) decise di occupare una porzione di area verde da destinare ad orti.

Un’impresa eroica che ha richiesto la realizzazione di una serie iniziale 15 buche profonde un metro di circa 40 mq (successivamente diventate 25), riempite poi con terra di riporto, ma comunque coltivabile.

Con la quasi contestuale partecipazione al bando della Provincia di Roma per la realizzazione dei primi orti urbani nella fascia cittadina interna al GRA abbiamo ottenuto un piccolo finanziamento (2.000€) per le spese di startup, ma. soprattutto abbiamo incassato un riconoscimento istituzionale importantissimo che ha aperto la strada ad una serie di successive appoggi istituzionali, primo fra tutti quello del Municipio.

Il successo di questa iniziativa, ripresa poi in molte altre parti di Roma, ha suscitato una reazione violenta e morbosa maturata negli ambienti malati e mafiosi della nostra città. Nell’estate del 2013, in due incursioni notturne, vengono tagliati un centinaio di alberi piantati dai cittadini del quartiere. La reazione di indignazione prodotta da questo episodio a livello cittadino (condivisa anche con le istituzioni locali) ha dato la spinta che mancava per l’avvio dei lavori di realizzazione del Parco Garbatella, che è attualmente affidato Circolo Garbatella Legambiente.

Come in una fattoria abbiamo piantato il seme degli orti urbani e stiamo raccogliendo un grande parco, dove le persone giocano, fanno sport, si incontrano o, semplicemente, trascorrono del tempo per rilassarsi dopo una giornata di lavoro, il tutto in modo sostenibile .

Questo era il nostro scopo originale. Il progetto OUG ha dato il via ad una pratica ormai molto diffusa a Roma e ora ci sono circa 300 orti urbani condivisi nella nostra città. Ma ci sono altri ottimi risultati, forse meno evidenti, più personali che hanno impatti importanti sulle vite dei singoli abitanti di questa nostra grande città: negli orti e giardini urbani si coltivano relazioni tra le persone mentre si sviluppa consapevolezza. Un risultato oggi difficilmente raggiungibile in altri contesti.

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